
E’ ampiamente condivisibile la posizione del compagno Paolo Ferrero a proposito della storia del movimento operaio, infatti, questo non è un ferro vecchio del 900 ma uno degli ideali su cui ricostruire la Sinistra.
A tal riguardo, mi sembra indispensabile riflettere sui fatti avvenuti nel Settembre di 30 anni fa in Polonia; ovvero, la sollevazione dei lavoratori con contestuale fondazione di Solidarnosc (Solidarietà), il primo Sindacato libero e democratico in un Regime dell’Est.
Certamente non va trascurato il lauto aiuto proveniente da Stati esteri (vedi Vaticano e USA) con cui venivano foraggiati gli scioperi polacchi. Ciò avveniva non certo per amore dei lavoratori ma solo come deterrente da impegnare contro i paesi ostili, ai loro non certo encomiabili interessi, del ‘’Patto di Varsavia’’ nella Guerra fredda allora in corso.
Tuttavia, vanno assolutamente riconosciute senza reticenze le ragioni di quelle proteste e le condizioni deplorevoli che la dittatura della burocrazia statale, erroneamente conosciuta come comunista, imponeva al Popolo.
A scatenare gli scioperi nei cantieri Lenin di Danzica fu la richiesta di riassunzione di Anna Walentinowicz, licenziata solo perché aveva preteso condizioni di lavoro più umane. Le lotte, guidate da un elettricista di nome Lech Walesa, si estesero rapidamente in tutta la Polonia, anche perché poco prima il Governo aveva imposto l’aumento del prezzo politico dei beni di prima necessità. Un ruolo non secondario lo giocarono le istanze di libertà di culto e la volontà di rendere quel Paese più vivibile mitigando l’oppressione poliziesca e lo spionaggio condominiale che costringeva ogni cittadino ad essere un delatore del proprio vicino di casa.
Purtroppo, a porre fine alle rivendicazioni del Movimento operaio polacco ci pensò un colpo di Stato ad opera del Generale Wojciech Jaruzelski dimostrando: l’esaurimento della spinta propulsiva della Rivoluzione di Ottobre, così commentò Enrico Berlinguer. Secondo alcuni, la presa del potere dei militari e la sospensione delle libertà concesse dal precedente Governo, fu addirittura il minore dei mali, in quanto evitò il diretto intervento sovietico, come avvenuto tragicamente nel 1968 a Praga.
Malgrado ciò, Solidarnosc non si sfaldò e continuò ad operare in clandestinità fino alle elezioni libere del 1989.
Quindi, a mio modesto avviso, su vicende come quella sin qui esposta Rifondazione comunista e la nascente Federazione della Sinistra non possono assolutamente glissare. Non per avviare un cammino a ritroso, ma perché i conflitti tra Governi che si autoproclamano dei lavoratori e gli stessi lavoratori non sono affatto conclusi.
Il fine non giustifica mai i mezzi e non può esistere Comunismo dove non si rispettano i diritti umani e politici. E’da questi principi che bisogna ripartire se vogliamo davvero contribuire a fondare una società più giusta e più equa.
Felice Dileo
Operaio Comunista
Segreteria provinciale PRC Bari
A tal riguardo, mi sembra indispensabile riflettere sui fatti avvenuti nel Settembre di 30 anni fa in Polonia; ovvero, la sollevazione dei lavoratori con contestuale fondazione di Solidarnosc (Solidarietà), il primo Sindacato libero e democratico in un Regime dell’Est.
Certamente non va trascurato il lauto aiuto proveniente da Stati esteri (vedi Vaticano e USA) con cui venivano foraggiati gli scioperi polacchi. Ciò avveniva non certo per amore dei lavoratori ma solo come deterrente da impegnare contro i paesi ostili, ai loro non certo encomiabili interessi, del ‘’Patto di Varsavia’’ nella Guerra fredda allora in corso.
Tuttavia, vanno assolutamente riconosciute senza reticenze le ragioni di quelle proteste e le condizioni deplorevoli che la dittatura della burocrazia statale, erroneamente conosciuta come comunista, imponeva al Popolo.
A scatenare gli scioperi nei cantieri Lenin di Danzica fu la richiesta di riassunzione di Anna Walentinowicz, licenziata solo perché aveva preteso condizioni di lavoro più umane. Le lotte, guidate da un elettricista di nome Lech Walesa, si estesero rapidamente in tutta la Polonia, anche perché poco prima il Governo aveva imposto l’aumento del prezzo politico dei beni di prima necessità. Un ruolo non secondario lo giocarono le istanze di libertà di culto e la volontà di rendere quel Paese più vivibile mitigando l’oppressione poliziesca e lo spionaggio condominiale che costringeva ogni cittadino ad essere un delatore del proprio vicino di casa.
Purtroppo, a porre fine alle rivendicazioni del Movimento operaio polacco ci pensò un colpo di Stato ad opera del Generale Wojciech Jaruzelski dimostrando: l’esaurimento della spinta propulsiva della Rivoluzione di Ottobre, così commentò Enrico Berlinguer. Secondo alcuni, la presa del potere dei militari e la sospensione delle libertà concesse dal precedente Governo, fu addirittura il minore dei mali, in quanto evitò il diretto intervento sovietico, come avvenuto tragicamente nel 1968 a Praga.
Malgrado ciò, Solidarnosc non si sfaldò e continuò ad operare in clandestinità fino alle elezioni libere del 1989.
Quindi, a mio modesto avviso, su vicende come quella sin qui esposta Rifondazione comunista e la nascente Federazione della Sinistra non possono assolutamente glissare. Non per avviare un cammino a ritroso, ma perché i conflitti tra Governi che si autoproclamano dei lavoratori e gli stessi lavoratori non sono affatto conclusi.
Il fine non giustifica mai i mezzi e non può esistere Comunismo dove non si rispettano i diritti umani e politici. E’da questi principi che bisogna ripartire se vogliamo davvero contribuire a fondare una società più giusta e più equa.
Felice Dileo
Operaio Comunista
Segreteria provinciale PRC Bari
